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	<title>DotFlorence Srl :: Corporate Blog &#187; turismo</title>
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		<title>La teoria della coda lunga di Chris Anderson</title>
		<link>http://blog.dotflorence.com/recensioni-libri-tecnologia-internet/la-teoria-della-coda-lunga-di-chris-anderson/</link>
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		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 13:31:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni libri, film, eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Teoria e Tecnica dei Nuovi Media]]></category>
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		<description><![CDATA[La teoria della coda lunga di Chris Anderson - Da un mercato di massa ad una massa di mercati (Articolo by Marco de la Pierre, DotFlorence Staff)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p style="text-align: left;"><strong>La teoria della coda lunga di Chris Anderson -</strong><strong> Da un mercato di massa ad una massa di mercati<br />
<em>(Articolo by Marco de la Pierre, DotFlorence Staff)</em></strong></p>
<p style="text-align: left;">La <strong>Teoria della Coda Lunga di Anderson</strong> ci aiuta a capire molto bene vari aspetti della <strong>moderna economia legata al web</strong> che con gli strumenti teorici dall&#8217;approccio economico neoclassico sono impossibili da identificare.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1029" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="La teoria della coda lunga di Anderson" src="http://blog.dotflorence.com/wp-content/uploads/2010/12/coda-lunga-anderson-300x217.jpg" alt="La curva che rappresenta graficamente le teoria della coda lunga di Anderson" width="180" height="130" /></p>
<p>Le <strong>teorie neoclassiche</strong> ci ricordano che il <strong>problema centrale dell&#8217;economia</strong> risiede nello <strong>squilibrio strutturale </strong>tra le <strong>risorse scarse</strong> ed i <strong>bisogni illimitati dell&#8217;uomo.</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>Ma la moderna economia delle reti ha ancora risorse scarse? O si deve adesso piuttosto parlare di economia dell&#8217;abbondanza? E in che senso si deve utilizzare questo termine?</strong><br />
<strong> </strong></p>
<p><strong><br />
</strong>Analizzare il <strong>moderno meccanismo economico</strong> legato agli acquisti nel settore dell&#8217;entertainment <strong> (Cd, DVD, libri, viaggi&#8230;.) </strong>ci aiuta a capire in modo chiaro come la <strong>rivoluzione di Internet </strong>abbia <strong>modificato in profondità</strong> (e in pochissimi anni) alcuni settori importanti dell&#8217;economia aiutandoci al contempo a <strong>comprendere </strong>meglio gli <strong>scenari futuri</strong> di molti altri <strong>settori chiave</strong> della nostra economia.</p>
<p><span id="more-1017"></span><em><strong>Scarsità e cultura delle hit</strong></em></p>
<p>La <strong>scarsità </strong>era un concetto che si poteva applicare fino a pochi anni fa (e in parte si applica ancora) a tutti i settori della moderna economia, compresi i <strong>libri, i DVD, i Cd, i Viaggi&#8230;</strong></p>
<p>Pensiamo ad esempio ad una classica <strong>libreria</strong>, ad una <strong>videoteca</strong>, ad un <strong>negozio di dischi di quartiere</strong>.</p>
<p>Ognuno di questi negozi di <strong>calce e mattoni </strong>(secondo la<strong> definizione di Anderson</strong>) ha uno spazio ben definito dove esporre la merce. Uno spazio limitato costituito da<strong> mura, schedari, scaffali</strong>. E ogni singolo centimetro quadrato di scaffale occupato da un bene ha naturalmente un costo quantificabile (dato dal costo dell&#8217;affitto del locale diviso per il numero di libri, dvd, cd che è possibile esporre&#8230;).</p>
<p>Il proprietario del locale avrà dunque interesse a far sì che la merce esposta sia solo quella che può garantire i maggiori profitti. <strong>Selezionerà quindi le &#8220;hit&#8221; </strong>(i <strong>libri best seller</strong>, i <strong>dischi della top 100,</strong> i <strong>film</strong> che sono stati <strong>blockbuster </strong>al cinema&#8230;) per potersi garantire vendite sufficienti a <strong>ripagare l&#8217;affitto (o il mutuo) </strong>e a generare dei profitti per la propria attivita&#8217; economica.</p>
<p><strong><em>Libri</em></strong><br />
Se consideriamo che <strong>ogni anno</strong> escono nel mercato circa <strong>100.000 libri</strong> e <strong>60.000 album musicali</strong> ci rendiamo subito conto che solo una percentuale minima del totale sara&#8217;  effettivamente esposta al pubblico in un qualsiasi negozio fisico (e conseguentemente solo una piccola percentuale puo&#8217; avere anche solo la chance di poter vendere una copia!)<br />
(In America ci sono solo 3 librerie di  &#8220;calce e mattoni&#8221; della catena <strong><em>Barnes and Nobles</em></strong> che arrivano a contenere 175.000 titoli in catalogo.  Tutte le altre sono librerie sono molto piu&#8217; piccole e in genere hanno spazio solo per <strong>poche decine di migliaia di titoli</strong> <strong>(super)selezionati anno dopo anno</strong> fra quelli potenzialmente di <strong>maggior successo</strong> (ma come sappiamo bene anche molti titoli che riescono a superare la prima selezione ed essere distribuiti dalle librerie possono non vendere neanche una copia!)<strong>. </strong>Se un titolo non vende (o non vende abbastanza) semplicemente viene eliminato dai cataloghi delle librerie (e praticamente quel libro cessa di esistere<strong>)<br />
</strong></p>
<p><em><strong>Musica</strong></em><br />
Per quanto riguarda la <strong>musica</strong> si pensi che la<strong> più grande catena Americana di supermercati (Wal Mart)</strong> offre in vendita nei propri ipermercati circa<strong> 5000 Album musicali </strong>(che sostanzialmente corrispondono ai top 100 di ogni anno degli ultimi 50 anni&#8230;).<br />
Naturalmente fino adesso la stragrande maggioranza dei consumatori medi concentrava i propri acquisti in questa parte dell&#8217;offerta (definita da Anderson la <strong>&#8220;Coda Corta&#8221;</strong>). Questo non perchè a tutti i consumatori piacciano le stesse cose, ma semplicemente perchè fino adesso mancava fisicamente un&#8217;offerta alternativa. Wal Mart &#8211; per i motivi spiegati sopra &#8211; offre in vendita nei propri negozi solo i titoli del <strong><em>&#8220;mainstream&#8221; culturale</em></strong>, quei titoli che hanno cioe&#8217; la speranza di piacere ad un numero di persone che sia il piu&#8217; ampio possibile.</p>
<p><em><strong>Video</strong></em><strong><br />
La catena di videonoleggio Blockbuster fra gli anni &#8217;80 e &#8217;90</strong> ha avuto un ruolo fondamentale nell&#8217;<strong>ampliare le possibilità di scelta dei consumatori</strong>. Fino al suo avvento se si desiderava vedere un film si poteva scegliere fra i <strong>3/4 canali televisivi </strong>che ne trasmettevano uno o fra la <strong>decina (o poco più) di cinema raggiungibili dalla propria abitazione</strong>. Con l&#8217;arrivo di<strong> Blockbuster</strong> nelle nostre città si è potuto scegliere fra circa<strong> 3000 titoli preselezionati</strong> (dal management dell&#8217;azienda) fra quelli che hanno avuto più successo al botteghino.<br />
Ma di altri <strong>200.000 tra film, programmi televisivi, fiction e documentari</strong> potenzialmente commercializzabili da <strong>Blockbuster </strong>non v&#8217;è &#8211; per motivi meramente fisici &#8211; <strong>alcuna traccia</strong>&#8230;</p>
<p><strong>E ALL&#8217;IMPROVVISO, LA CODA LUNGA&#8230;</strong></p>
<p>Poi sono arrivate sul mercato <strong>Amazon </strong>(con in catalogo quasi 10 milioni di libri), <strong>I-tunes</strong> con in catalogo milioni di brani, <strong>Netflix</strong> (con decine di migliaia di DVD), <strong>E-bay</strong> con centinaia di migliaia di prodotti di tutti i tipi, i <strong>portali turistici online </strong>(con migliaia di destinazioni nel mondo, centinaia di migliaia di B&amp;B, appartamenti, camere per studenti, hotel, pensioni e addirittura con un&#8217;offerta amplissima di persone disposte ad offrire gratuitamente il proprio divano nel più puro spirito del couch surfing&#8230;!)</p>
<p><strong>Cos&#8217;era successo??</strong></p>
<p><strong>a) </strong>innanzitutto <strong>l&#8217;intuizione di alcuni imprenditori </strong>che hanno capito che non a tutti i consumatori piacciono le stesse cose. L&#8217;idea cioè che se ho la possibilità di offrire ai consumatori una scelta di milioni di <strong>ALBUM DI MUSICA</strong> (<strong>dalla classica, al reggae, al metal, al punk rock, alla musica meditava indiana, ai cd con i suoni della foresta , etc, etc</strong>) troverò per quasi ogni singolo album degli acquirenti (seppur pochi) entusiasti e fedeli.<br />
<strong>&#8230;e soprattutto&#8230;</strong><br />
<strong>b) l&#8217;abbattimento dei costi di stoccaggio.</strong> Se un cd con i<strong> versi degli animali del Borneo</strong> vende anche solo una copia l&#8217;anno, ad <strong>I-Tunes </strong>(o a chiunque faccia un business simile) adesso non interessa più. La musica (o in questo caso i <em><strong>grugniti della foresta</strong></em>) sono adesso in<strong> formato digitale </strong>e il <strong>costo di tenere stoccato un file</strong> è ormai<strong> tendente a zero</strong> e se anche ne vendo una sola copia l&#8217;anno questo rappresenta per l&#8217;azienda un guadagno netto.<br />
I <strong>suoni della foresta </strong>non tolgono spazio sugli scaffali a <strong>Robbie Williams</strong>, agli <strong>U2,</strong> ai <strong>Pink Floyd</strong> a <strong>Laura Pausini </strong>o a <strong>Vasco Rossi </strong>perchè lo spazio è adesso infinito e il costo di affitto dello spazio sul server è praticamente nullo!<br />
Questo rende possibile adesso per qualsiasi consumatore avere a disposizione una scelta migliaia di volte superiore a quella che aveva anche solo pochissimi anni fa.</p>
<p>Questo stesso meccanismo si riprodurrà su vasta scala nei prossimi anni con il <strong>donwload casalingo dei FILM</strong> (pensiamo alla <strong>Apple TV</strong> appena arrivata sul mercato)  che potranno essere facilmente <strong>acquistati o noleggiati online.</strong><br />
E anche in questo caso il<strong> catalogo sarà tendenzialmente infinito </strong>(dai <strong>manga giapponesi, </strong>ai <strong>documentari sulla 2° guerra mondiale, </strong>agli<strong> horror Italiani degli anni &#8217;70 e &#8217;80, </strong>alle puntate di <strong>Quelli della Notte </strong>o del <strong>Drive In, etc, etc</strong>).<br />
Tutti film saranno a portata di telecomando che sarà collegato direttamente con la nostra <strong>carta di credito</strong> (e dal momento che il <strong>costo di stoccaggio e distribuzione dei contenuti tenderà a zero </strong>anche i costi per l&#8217;utente si ridurranno nel prossimo futuro conseguentemente)</p>
<p>Similmente questo si verificherà anche con gli<strong> E-BOOK.</strong> Già adesso è possibile scaricare un<strong> libro in formato digitale</strong> (e probabilmente presto <strong>tutti i libri prodotti nella storia del mondo</strong> avranno anche una <strong>versione digitale </strong>- si pensi al progetto di <strong>Google Books </strong>ma anche ai progetti di <strong>singole illuminate università e istituti di ricerca sparse per il pianeta</strong>&#8230;).<br />
<strong>L&#8217;unico limite</strong> in questo caso è rappresentato dal supporto. Probabilmente una buona fetta di pubblico vorrà continuare a <strong>leggere i libri su carta</strong> (e su questo punto non possiamo azzardarci a fare previsioni, perchè sarà il mercato a definire la percentuale di lettori &#8220;digitali&#8221; sul totale dei lettori&#8230;I Tablet per la lettura e lo stoccaggio dei film come <strong>Kindle di Amazon</strong> o <strong>l-Ipad di Apple </strong>sono appena arrivati sul mercato. In futuro si prevede che il costo di un tablet sara&#8217; di poche decine di Euro e a quel punto quando tutti potranno possederne uno si potra&#8217; capire quale sara&#8217; l&#8217;effettiva risposta del mercato).</p>
<p><em><strong>Ricapitolando &#8211; Le 3 potenti forze della coda lunga</strong></em></p>
<p>La teoria della coda lunga può essere riassunta così: <strong>la nostra cultura e la nostra economia</strong> si stanno <strong>affrancando </strong>dalla rilevanza attribuita ad un piccolo numero di hit (prodotti, mercati, servizi <strong>mainstream</strong>) che sono posizionati sulla<strong> testa della curva di domanda </strong>(<em>e che presumibilmente lo saranno ancora a lungo perchè sono quei generi di prodotti che definiscono comunque la nostra società e la nostra cultura</em>) e si <strong>stanno spostando</strong> verso un <strong>largo numero di nicchie</strong> posizionate nella coda.<br />
In un&#8217;epoca dove <strong>non si deve più soggiacere alla costrizione degli spazi espositivi</strong> sia in <strong>termini fisici </strong>(scaffali, negozi in calce e mattoni, vicinanza geografica alla mia potenziale clientela-target, etc) che in <strong>termini temporali </strong>(orari di apertura e chiusura, giorni off, etc) <strong>offrire</strong> una <strong>vastissima quantità di beni e servizi ad un target di nicchia</strong> può risultare <strong>economicamente attraente</strong> quanto offrire <strong>poche hit ad un pubblico numerosissimo.</strong><br />
Ma non è tutto, la domanda deve seguire questa offerta maggiorata altrimenti la coda della curva non avrebbe senso di esistere. La coda viene infatti misurata secondo la <strong>varietà disponibile</strong> ma anche secondo il <strong>pubblico che vi gravita intorno</strong> e la vera natura della curva si svela dunque quando ai consumatori viene sottoposta una <strong>scelta infinita.</strong><br />
E&#8217; proprio il complesso delle<strong> vendite e della partecipazione 2.0</strong> delle persone presenti nelle nicchie che <strong>trasforma in modo potente l&#8217;ingente aumento della scelta in una forza economica e culturale.</strong></p>
<p><strong>La coda lunga comincia con 10 milioni di nicchie, ma diventa significativa solo quando queste nicchie sono popolate da persone (seppur pochissime) cui quelle nicchie interessano.</strong></p>
<p><strong>La drammatica riduzione dei costi per raggiungere le nicchie sono la causa economica alla base del meccanismo. Ma cosa provoca la riduzione dei costi?</strong></p>
<p><strong>1) Democratizzazione degli strumenti produttivi: </strong>l&#8217;esempio migliore e&#8217; il Personal Computer che ha messo tutto nelle mani di chiunque, dalla tipografia, alla &#8220;camera oscura&#8221;, agli studi cinematografici e discografici&#8230;.<strong></strong></p>
<p><strong>2) Taglio dei prezzi al consumo grazie alla democratizzazione della distribuzione: </strong>se il computer ci ha resi produttori ed editori di contenuti, Internet ci ha reso distributori. E distribuire la mia musica di <em>bit </em>mi costa frazioni di centesimi di Euro, distribuire un <em>CD</em> di atomi con Camion, Depositi, Scaffali e Negozi diversi dollari&#8230;<strong></strong></p>
<p><strong>3) Collegamento diretto fra offerta e domanda: </strong>che introduce i consumatori a questi nuovi prodotti e orienta la domanda giu&#8217; per la coda. Questo puo&#8217; assumere qualsiasi forma, dalla ricerca in Google, ai consigli di acquisto su I-Tunes, ai blog specializzati. La classica scritta e&#8217; &#8220;chi ha acquistato il tuo prodotto ha anche acquistato&#8230;.&#8221;. L&#8217;effetto e&#8217; una riduzione dei costi della ricerca sostenuti dai consumatori e una rapidissima diffusione delle informazioni rilevanti<strong> </strong>per chi sta procedendo ad un acquisto.<strong><br />
</strong></p>
<p>La verifica empirica sta dimostrando che questo meccanismo funziona molto bene: <strong>Amazon, I-tunes, E-bay, etc </strong>generano una<strong> quota </strong>sempre maggiore di <strong>profitti proprio dalla vendita di prodotti e servizi  di nicchia</strong> che singolarmente sono richiesti più di rado ma che sono complessivamente venduti in un numero addirittura maggiore rispetto ai <strong>vendutissimi (ma pochi) prodotti del mainstream economico-culturale!</strong></p>
<p><strong>Una coda lunga non e&#8217; altro che una cultura non filtrata dalla scarsita&#8217; economica.<br />
</strong></p>
<p>Queste osservazioni avranno (ma gia&#8217; hanno) <strong>ripercussioni impressionanti sull&#8217;economia del prossimo futuro</strong> e riguarderanno <strong>moltissimi settori.<br />
</strong></p>
<p>Nei prossimi articoli mi occuperò anche della<strong> coda lunga del turismo</strong>, perchè in questo settore i risvolti sono (e saranno) davvero<strong> </strong>sorprendenti!</p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>La coda lunga spiegata direttamente da Chris Anderson:<br />
</strong><br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/0Yku0GTrcuw?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/0Yku0GTrcuw?fs=1&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object><br />
</em></p>
<p><strong>Link utili:</strong></p>
<p><strong>&gt;&gt; <a title="Permanent Link a I 10, 100, 1000 Re del Web 2.0" href="../generale/i-10-100-1000-re-del-web-2-0/">I 10, 100, 1000 Re del Web 2.0</a></strong><br />
&gt;&gt; <strong><a title="Permanent Link a Il Web è morto, lunga vita ad Internet!" href="../recensioni-libri-tecnologia-internet/il-web-e-morto-lunga-vita-ad-internet/">Il Web è morto, lunga vita ad Internet!</a><br />
&gt;&gt; <a title="Permanent Link a Free!  Fare i miliardi regalando servizi…" href="../webmarketing-turismo/free-il-business-che-nasce-dal-gratis/">Free! Fare i miliardi regalando servizi…</a><br />
&gt;&gt; <a title="Permanent Link a L Ultima copia del New York Times" href="../recensioni-libri-tecnologia-internet/lultima-copia-del-new-york-times/">L Ultima copia del New York Times<br />
</a></strong><strong>&gt;&gt; <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8875781605/ref=pd_lpo_k2_dp_sr_1?pf_rd_p=213453087&amp;pf_rd_s=lpo-top-stripe&amp;pf_rd_t=201&amp;pf_rd_i=8822068211&amp;pf_rd_m=A11IL2PNWYJU7H&amp;pf_rd_r=0CGTCV3N13FQH02FKH7P">La coda lunga (il libro) in Amazon.it</a><br />
&gt;&gt; <a href="http://www.dotflorence.com">DotFlorence.com</a><br />
&gt;&gt; <a href="http://www.apartmentsinflorence.net/">Apartmentsinflorence.net, esempio di coda lunga del turismo online</a><br />
</strong></p>
<p><strong><em>(Articolo di Marco de la Pierre :: Responsabile Comunicazione &amp; Marketing DotFlorence Srl e Docente di Teoria e Tecnica dei Nuovi Media presso la Facoltà di Scienze Politiche di Firenze)</em></strong></p>
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		<title>Web 2.0, Rivoluzione in Corso…</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 15:11:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco de la Pierre</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella scorsa settimana mi è stato chiesto di preparare delle lezioni di Web 2.0 per, nell'ordine: 1) l'Università di Media e Giornalismo di Firenze, 2) il Carcere fiorentino di Solliccianino (per reclusi fino a 30 anni di età), 3) una platea internazionale di ricchi Signori annoiati che abitano in uno splendido Palazzo di extalusso in multiproprietà del centro di Firenze...]]></description>
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			</a>
		</div>
<p>Nella <strong>scorsa settimana</strong> mi è stato chiesto di preparare delle <strong>lezioni di Web 2.0</strong> per, nell&#8217;ordine: <strong>1)</strong> l&#8217;<strong>Università</strong> di Media e Giornalismo di Firenze<strong>, 2)</strong> il<strong> Carcere</strong> fiorentino di Solliccianino (per reclusi fino a 30 anni di età), <strong>3)</strong> una platea internazionale di <strong>ricchi Signori annoiati</strong> che abitano in uno splendido Palazzo di extalusso in multiproprietà del centro di Firenze&#8230;</p>
<p>E&#8217; evidente che <strong>l&#8217;interesse per questo soggetto</strong> non abbia ormai <strong>nè confini di classe, nè di ceto, nè di istruzione.</strong>Il <strong>Web 2.0</strong> è infatti chiaramente un soggetto che <strong>interessa il ragazzino</strong> che trova in <strong>Facebook</strong> un canale per esprimersi e per aprirsi al mondo ma che sempre più è diventata una <strong>materia di massimo interesse</strong> per i manager (di <strong>qualsiasi impresa e settore economico</strong>) che devono provare a capire cosa diavolo <strong>stia succedendo nel mondo dei media</strong> per cercare di <strong>gestire la Rivoluzione</strong>  cui tutti stiamo assistendo e che - anche per gli addetti ai lavori &#8211; è attualmente di <strong>difficile comprensione nella sua dirompente portata.</strong></p>
<p><strong>Quindi&#8230;.Web 2.0, Social Network, Social Media, Comunicazione Orizzontale&#8230;</strong></p>
<p><strong>Ma cosa sta accadendo esattamente nel Web e nel mondo dei Media??</strong></p>
<p><strong>Per capirlo è bene forse fare un rapido passo indietro e definire meglio cos&#8217;era il Web 1.0.</strong></p>
<p>Il <strong>Web 1.0</strong> è definibile come un<strong> mezzo di comunicazione</strong> che aveva più o meno le stesse caratteristiche dei media di <strong>massa storici (radio, televisione, giornali&#8230;).</strong></p>
<p>Il messaggio cioè &#8211; sul <strong>modello dei media tradizionali</strong> &#8211; si muoveva in <strong>modo verticale</strong> seguendo lo schema a cascata, strettamente gerarchico, dall&#8217;alto verso il basso: </p>
<p><strong>FONTE<br />
MESSAGGIO<br />
RICEVENTE (QUASI SEMPRE PASSIVO).</strong></p>
<p>Nel caso della <strong>Comunicazione 1.0</strong> la fonte &#8211; dalla sua torre d&#8217;avorio &#8211; lancia il messaggio che viene poi recepito dagli utenti che <strong>non saranno in grado di fornire nessun feedback</strong> (tranne peculiari e &#8211; direi marginali -  eccezioni quali il televoto, l&#8217;Auditel, la telefonata durante la diretta, la lettera al direttore, etc) .</p>
<p><strong>La comunicazione nel web 1.0 (come negli altri media classici) è quindi sostanzialmente monodirezionale.</strong></p>
<p>Nel <strong>Web 2.0</strong> la <strong>Comunicazione diventa orizzontale (mantenendo comunque anche la verticalità) e sfacciatamente bidirezionale</strong>.</p>
<p>Gli <strong>utenti che fruiscono dei messaggi</strong> e dei contenuti della rete sono a loro volta<strong> fonti che possono diffondere in senso orizzontale, paritario, democratico</strong> il loro messaggio nel <strong>Mare Magnum della Rete</strong>.</p>
<p><strong>Prendiamo l&#8217;esempio del turismo.</strong></p>
<p>La <strong>comunicazione 1.0</strong> è il <strong>messaggio ufficiale dell&#8217;Hotel</strong> che si descrive come <strong>&#8220;accogliente, silenzioso, luminoso, a 2 passi dal centro&#8230;&#8221;</strong> (a Firenze chissà perchè sono tutti così!).<br />
E fino a pochi anni fa era impossibile contraddire questo messaggio.</p>
<p><strong>Ma se l&#8217;Albergo era in realtà sporco, rumoroso e buio con chi potevo protestare?</strong> <br />
Potevo scrivere al <strong>Direttore </strong>della <strong>guida cartacea</strong> che l&#8217;aveva recensito, al <strong>Magazine </strong>che l&#8217;aveva <strong>pubblicizzato </strong>o magari direttamente al <strong>manager dell&#8217;Albergo</strong> stesso&#8230;</p>
<p>Difficilmente però il mio messaggio avrebbe raggiunto gli altri potenziali turisti della struttura. Il messaggio cioè avrebbe continuato a <strong>muoversi in verticale</strong>, prima <strong>dall&#8217;alto verso il basso</strong> e poi &#8211; in fase di feedback &#8211; dal <strong>basso verso l&#8217;alto</strong>.</p>
<p>In questo passaggio nessuna informazione veniva condivisa con gli utenti che si trovavano sullo stesso piano del turista. La <strong>comunicazione cioè non si trasferiva in senso orizzontale</strong> e le mie critiche per l&#8217;albergo (ma anche il mio apprezzamento e i miei complimenti) non sarebbero serviti da monito (o da consiglio) per gli altri potenziali clienti.</p>
<p>Con il <strong>Web 2.0</strong> si assiste ad un <strong>completo salto di paradigma</strong>. L&#8217;utente (in questo caso il turista) diventa <strong>fonte e protagonista della comunicazione</strong> e un suo <strong>commento arguto, brillante, onesto</strong> vale adesso certamente più della descrizione ufficiale fornita dal management dell&#8217;Hotel e vale forse anche di più del commento di guide e giornalisti professionisti.</p>
<p><strong>La Rivoluzione &#8211; almeno sul piano tecnologico e formale &#8211; è dunque compiuta.</strong> (certo ci sarebbe molto da disquisire sull&#8217; &#8220;inquinamento&#8221; e la &#8220;manipolazione&#8221; di questi messaggi creati dal basso: il concorrente che si finge turista e parla male della struttura o il proprietario che al contrario ne tesse le sperticati lodi).</p>
<p>Ma il punto non è questo.</p>
<p><strong> </strong>Il punto è che <strong>teoricamente (ma neanche tanto), filosoficamente e tecnicamente</strong> il <strong>Potere della Comunicazione</strong> è adesso scivolato <strong>nelle mani dei consumatori/utenti/cittadini</strong>. Certamente &#8211; come ho detto &#8211; questo passaggio è assolutamente perfettibile e ancora in una fase di rodaggio ma<strong> è chiaro che ormai non si può più tornare indietro.</strong></p>
<p><strong>La Rivoluzione è dunque inesorabilmente cominciata.</strong></p>
<p>E le imprese possono scegliere di stare a guardare, continuando magari ad <strong>investire nei Media Tradizionali</strong> con l&#8217;illusione di contrastare così il &#8220;<strong>nuovo potere del popolo</strong>&#8221; (sperando però che un <strong>commento <em>cool </em>nel blog giusto</strong> fatto da un <strong>ragazzino di 14 anni</strong> non <strong>distrugga con un click</strong> l&#8217;immagine creata con <strong>investimenti milionari</strong> nei <strong>media tradizionali</strong>) oppure possono iniziare ad investire tempo e risorse per capire davvero cosa stia succedendo, per poter così <strong>gestire al meglio la relazione con il pubblico</strong> dei <strong>suoi utenti/clienti/turisti</strong> che sempre di più fa sentire la sua voce <strong>attraverso i blog, le recensioni online, le chat, i video&#8230;.</strong></p>
<p>Il<strong> Web 2.0</strong> costituisce dunque anzitutto un <strong>approccio filosofico alla rete</strong> che ne <strong>connota la dimensione sociale</strong>, della <strong>condivisione,</strong> <strong>dell&#8217;autorialità rispetto alla mera fruizione</strong>: sebbene dal punto di vista tecnologico gli strumenti della rete possano apparire invariati (come forum, chat e blog, che &#8220;preesistevano&#8221; già nel web 1.0) è <strong>proprio la nuova modalità di utilizzo della rete</strong> ad aprire nuovi scenari fondati sulla <strong>compresenza nell&#8217;utente della possibilità di fruire e di creare/modificare i contenuti multimediali.<br />
</strong><br />
Se prima la costruzione di un sito web personale richiedeva la padronanza di elementi di HTML e programmazione, oggi con i <strong>blog (pensiamo a WordPress) chiunque è in grado di pubblicare i propri contenuti</strong>, dotandoli anche di <strong>veste grafica accattivante</strong>, senza possedere alcuna particolare preparazione tecnica e a costi davvero contenuti.</p>
<p>Se <strong>pensiamo a Youtube</strong> poi la <strong>portata della Rivoluzione</strong> che stiamo vivendo <strong>appare in tutta la sua grandiosità. </strong>Fino a pochi anni fa per poter <strong>realizzare, produrre, distribuire un video</strong> su <strong>scala planetaria</strong> avremmo avuto bisogno di <strong>infrastrutture dai costi assolutamente inaccessibili.</strong><br />
Adesso &#8211; come dimostra ad esempio il caso della recente <strong>Rivoluzione Verde in Iran</strong> &#8211; con un <strong>telefonino</strong> posso <strong>girare</strong> un <strong>filmato</strong>, distribuirlo attraverso <strong>twitter</strong>, pubblicarlo su <strong>YouTube </strong>e raggiungere<strong> in poche ore</strong> tutto il mondo ad un <strong>costo tendente a zero.</strong></p>
<p><strong>Adesso ci sembra tutto normale. Ma se ci pensiamo bene è impressionante.</strong></p>
<p>Se prima le comunità web erano in stragrande maggioranza costituite da <em><strong>nerd</strong></em> ed esperti informatici, oggi la situazione è completamente ribaltata. A farla da padroni <strong>sui blog, nelle chat, nei siti e nei portali</strong> sono adesso<strong> scrittori, musicisti,  giornalisti, artisti , consumatori, cittadini, utenti </strong>con un livello di  preparazione informatica media.</p>
<p>Solo grazie all&#8217;attuale <strong>evoluzione tecnologica</strong> <strong>l&#8217;utopia e l&#8217;aspettativa dei pionieri della Rete</strong> - cioè  la <strong>piena  condivisione delle risorse e delle informazioni da parte degli utenti</strong> - può adesso concretizzarsi e diventare realtà.<br />
La possibilità di accedere a<strong> basso costo ai programmi che consentono l&#8217;editing</strong> (di <strong>video, blog, siti</strong>, etc) anche per l&#8217;utente poco evoluto, rappresenta dunque un fondamentale passo verso <strong>un&#8217;autentica interazione</strong> in cui il <strong>ruolo dell&#8217;utente è centrale e insostituibile</strong>.</p>
<p>Sono proprio <strong>queste riflessioni</strong> (che sarà molto interessante condividere con il mio futuro pubblico &#8211; <strong>i reclusi di Solliccianino, il pubblico di posh manager, gli studenti di Media e Giornalismo</strong>) che hanno portato (nel nostro piccolo) la <strong>DotFlorence Srl</strong> ad <strong>integrare all&#8217;interno del proprio staff:</strong> a) <strong>esperti di Social Network</strong> (e parlo di <strong>gente folle</strong> con <strong>50 profili attivi in altrettanti Social!</strong>), b) <strong>copywriter Italiani e Stranieri</strong> per la creazione di <strong>articoli di qualità</strong> , c) <strong>filmaker</strong> per tradurre in immagini tutti i  nuovi contenuti che stiamo realizzando.</p>
<p><strong>Una faticaccia!</strong></p>
<p>Ma ne vale la pena e soprattutto presenta  molti aspetti divertenti e interessanti. E poi si tratta del tentativo di <strong>pubblicare e diffondere contenuti di qualità nel web.</strong> E per chi ha una formazione umanista (come buona parte del nostro staff) non c&#8217;è davvero <strong>niente di più gratificante.</strong></p>
<p>Con i prossimi post pubblicheremo anche le slides che realizzeremo per le<strong> lezioni in Italiano e in Inglese</strong> che terremo nel <strong>mese di Marzo.</strong></p>
<p><strong>Dunque seguiteci! Perchè sennò che 2.0 sarebbe??? <img src='http://blog.dotflorence.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </strong></p>
<p><strong>(Articolo by Marco de la Pierre :: Responsabile Comunicazione DotFlorence Srl &#8211; I-Florence.com &#8211; studentsville.it)</strong></p>
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