App e Privacy. Che fine fanno i nostri dati?

appa privacyGentile avvocato, nello scaricare alcune app mi sono accorto che per utilizzare le stesse mi richiedono il consenso ad una quantità enorme dei miei dati, dall’accesso alla rubrica, alle foto, alla localizzazione. Possono farlo?

La domanda non è fine a sé stessa. Sempre più spesso purtroppo non vi è la consapevolezza di quanto si cede in cambio di una app gratuita solo in termini economici.

In realtà, ormai fin troppo frequentemente, dietro il consenso prestato all’accesso di alcuni dati vi sono autorizzazioni che niente hanno a che vedere con l’utilizzo della app stessa.

La cosa interessante è che se a qualcuno di noi venisse chiesto di prestare fisicamente lo smartphone ad un estraneo, nove su dieci la risposta sarebbe negativa. Ma pochi di noi si fanno problemi a far sì che quegli stessi contenuti siano visibili ad estranei sotto forma di autorizzazioni per scaricare una app. E il paradosso è che siamo proprio noi ad autorizzare tali accessi.

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Telecamere, videosorveglianza e termine per la conservazione delle immagini registrate

VIDEOSORVEGLIANZA

Gentile avvocato,

Accade sempre più spesso di notare sulle nostre strade telecamere con funzione di videosorveglianza. Comprendo benissimo l’importanza, anche ai fini di sicurezza, svolte dalle stesse, mi chiedevo però se la loro presenza sia rispettosa della nostra privacy, anche e soprattutto con riferimento al loro termine di conservazione ed al fatto che può accadere che quelle telecamere possano registrare immagini estranee alla finalità per le quali sono state posizionate.

Il tema relativo all’utilizzo delle immagini registrate dagli impianti di videosorveglianza e, soprattutto, al termine di conservazione di quelle immagini, nel giro di pochi anni, ha visto radicali cambiamenti nell’interpretazione data dalle disposizioni in materia.

Con un primo provvedimento datato 2010, l’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali aveva stabilito precisi vincoli a cui doversi attenere per utilizzare gli impianti di videosorveglianza.

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Valore legale della pec e messa in mora

PEC

Gentile avvocato,

Ho acquistato un cellulare presso un venditore on-line. Dopo alcuni mesi, ha però smesso di funzionare.Essendo ancora in garanzia, ho spedito allo stesso una lettera di messa in mora, via posta certificata(PEC), ben sapendo, però che il venditore non avesse, a sua volta, un indirizzo mail certificato. Tuttavia egli ha replicato alla mia più volte anche firmandosi, dimostrando così di essere a conoscenza degli eventi, come da me contestati. Vorrei sapere se, qualora volessi intraprendere un’azione legale, quella mail possa essere considerata a tutti gli effetti come formale messa in mora o se avrei invece dovuto inviarla a mezzo raccomandata.

La PEC (Posta Elettronica Certificata) rappresenta il corrispondente elettronico della Raccomandata A/R (raccomandata postale con ricevuta di ritorno), tanto è vero che il DPR 11 febbraio 2005 ha stabilito che la posta certificata abbia lo stesso valore legale di quest’ultima.

Si tratta di uno strumento basato sulla posta elettronica attraverso il quale, al mittente, viene fornita una prova legale dell’avvenuta consegna del proprio messaggio.

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Locazione di immobili ad uso turistico: Quali adempimenti necessari

 

dotflorence real estateGentile avvocato,

Sono proprietario di alcuni appartamenti che ho deciso di affittare ad uso turistico.

Non conosco però gli adempimenti su tale tipologia di locazioni e vorrei, pertanto, avere precise

indicazioni in merito, così da poter essere in regola. Ad esempio se affitto a cittadini russi sarebbe bene predisporre anche un contratto in lingua russa?

Con riferimento alla domanda occorre in primo luogo evidenziare come la materia degli affitti ad uso turistico sia totalmente sottoposta alla disciplina del Codice Civile, con conseguente esclusione di dette categorie di locazioni dalla più specifica normativa in materia.

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Accesso alle mail dei propri dipendenti da parte del datore di lavoro

EMAIL LUOGO LAVOROGentile avvocato,

A seguito di una controversia sorta sul mio luogo di lavoro vorrei sapere da Lei se è possibile per il datore di lavoro controllare l’e-mail personale e/o aziendale del proprio dipendente e, di conseguenza, pretendere di conoscerne la password della stessa.

La risposta al quesito formulato circa la possibilità che il datore di lavoro possa avere accesso all’indirizzo di posta elettronica personale e/o aziendale dei propri dipendenti merita alcune brevi premesse.
La posta elettronica è, ormai ampiamente equiparata alla posta epistolare.

Tale equiparazione è stata definitivamente sancita anche dal nostro ordinamento con l’introduzione dell’art. 5 della Legge 23 dicembre 1993, n. 547.

In conseguenza di ciò, i messaggi inviati a mezzo e-mail sono soggetti alle stesse di riservatezza e inviolabilità che tutelano la posta.

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