App e Privacy. Che fine fanno i nostri dati?

appa privacyGentile avvocato, nello scaricare alcune app mi sono accorto che per utilizzare le stesse mi richiedono il consenso ad una quantità enorme dei miei dati, dall’accesso alla rubrica, alle foto, alla localizzazione. Possono farlo?

La domanda non è fine a sé stessa. Sempre più spesso purtroppo non vi è la consapevolezza di quanto si cede in cambio di una app gratuita solo in termini economici.

In realtà, ormai fin troppo frequentemente, dietro il consenso prestato all’accesso di alcuni dati vi sono autorizzazioni che niente hanno a che vedere con l’utilizzo della app stessa.

La cosa interessante è che se a qualcuno di noi venisse chiesto di prestare fisicamente lo smartphone ad un estraneo, nove su dieci la risposta sarebbe negativa. Ma pochi di noi si fanno problemi a far sì che quegli stessi contenuti siano visibili ad estranei sotto forma di autorizzazioni per scaricare una app. E il paradosso è che siamo proprio noi ad autorizzare tali accessi.

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Instagram: Arte, Fotografia, Social…

Instragam ad oggi è forse la startup del momento, con la sua ormai celebre applicazione per Iphone ha rivoluzionato il mondo della fotografia con smartphone .

Per poter usare Instagram, è necessario:

– un Iphone con l’applicazione installata ( è gratuita e si scarica da ITunes Store)

l’account che vi verrà richiesto di creare al primo avvio

– uno o piu account sui più popolari social network

Appena aperta l’app , si scorge subito la sua vocazione alla fotografia e alla condivisione, fulcro centrale del menù in basso è il pulsante ” share ” che vedremo più avanti nel dettaglio.

Nei “Feed“, sono racchiusi gli ultimi scatti dei nostri contatti condivisi sulla piattafforma che possiamo commentare o salvare come preferiti tramite il consueto ” like“.

Nei “Popular” invece sono racchiusi, gli scatti più popolari all’interno della community, ovvero i più condivisi e commentati dagli utenti

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Il Web è morto, lunga vita ad Internet!

The web is dead, long live the Internet by Chris Anderson
The web is dead, long live the Internet by Chris Anderson

Recensione articolo “The Web is dead” di Chris Anderson da Wired di Settembre 2010

Due decadi dopo il suo arrivo il World Wide Web è stato eclissato da Skype, Netflix, il peer to peer, facebook, le mail, Twitter, i podcast, i quotidiani ottimizzati per Iphone e Ipad e da un milione di altre applicazioni che non utilizzano il web e l’html ma sistemi proprietari chiusi utili a far girare rapidamente le applicazioni.

Sistemi che quindi non utilizzano i browser e non interagiscono con Google.

Appena ci svegliamo prendiamo lo smartphone dal comodino accanto al letto e controlliamo le Mail (applicazione “Mail“). Ci alziamo e inseriamo l’Iphone nel Bose per poter ascoltare la nostra radio preferita attraverso l’App Radiobox (scaricata da I-Tunes con Euro 3,99) che ci permette di ascoltare tutte le radio del mondo (!) con un paio di click…

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