App e Privacy. Che fine fanno i nostri dati?

appa privacyGentile avvocato, nello scaricare alcune app mi sono accorto che per utilizzare le stesse mi richiedono il consenso ad una quantità enorme dei miei dati, dall’accesso alla rubrica, alle foto, alla localizzazione. Possono farlo?

La domanda non è fine a sé stessa. Sempre più spesso purtroppo non vi è la consapevolezza di quanto si cede in cambio di una app gratuita solo in termini economici.

In realtà, ormai fin troppo frequentemente, dietro il consenso prestato all’accesso di alcuni dati vi sono autorizzazioni che niente hanno a che vedere con l’utilizzo della app stessa.

La cosa interessante è che se a qualcuno di noi venisse chiesto di prestare fisicamente lo smartphone ad un estraneo, nove su dieci la risposta sarebbe negativa. Ma pochi di noi si fanno problemi a far sì che quegli stessi contenuti siano visibili ad estranei sotto forma di autorizzazioni per scaricare una app. E il paradosso è che siamo proprio noi ad autorizzare tali accessi.

Il problema sta nella mancanza di consapevolezza ad esprimere un consenso informato al rilascio di tali autorizzazioni.

Da uno studio effettuato dal garante della Privacy è emerso che in media in ogni smartphone sono presenti circa 40 app, ognuna delle quali richiede circa 3 diverse autorizzazioni.

Tali autorizzazioni coprono i dati più svariati, dall’accesso alla rubrica telefonica, agli SMS, alla galleria fotografica, ai dati della carta di credito, al servizio di geolocalizzazione, e altre ancora.

Ad oggi non vi sono molti rimedi che si possono attivare per evitare tali richieste, se non contattare direttamente il fornitore di servizi al fine di concordare un diverso utilizzo dei dati ed una diversa autorizzazione, oppure evitare di scaricare app troppo esose nel richiedere i nostri dati personali.

Il problema è di indubbia attualità tanto che si aspettano nuove normative che possano regolamentare anche la c.d. Privacy in mobilità.

Uno studio effettuato dal garante della Privacy, pubblicato a settembre 2014 (http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/3374496) prende in considerazione proprio la privacy e le autorizzazioni richieste per l’accesso alle app mediche (va da sé l’importanza e la tutela dei dati personali raccolti).

Ebbene, su un totale di oltre 1.200 applicazioni esaminate, solo il 15% risulta dotato di una polizza per la privacy chiara. Nel 59% dei casi è stato, al contrario, difficile reperire una polizza per la privacy. E soprattutto, per quasi 1/3 delle app, il 31%, i dati richiesti sono eccedenti rispetto alle funzionalità offerte dalle app.

Questo vuol dire, ad esempio, che se scaricate una app per sapere quanti sono i soldi rimasti nella vostra carta prepagata, autorizzerete il gestore a sapere chi sono i contatti presenti nella vostra rubrica, avere accesso al vostro calendario e alla vostra posizione, sapere tutti i numeri di telefono presenti, accedere alla galleria fotografica, leggere lo stato e l’ID del telefono.

Tutto questo per sapere quanti soldi ho sulla mia tessera prepagata.

Appare incomprensibile, ma è proprio questo a cui si riferisce il garante quando parla di eccesso di dati rispetto alle funzionalità offerte.

C’ è da pensare e da sperare che vi sarà un intervento in materia di dati personali e app (lo studio del garante è effettivamente rivolto a questo scopo).

Anche perché il trattamento che poi di questi dati viene effettuato rimane ancora a ciascuno di noi ignoto.

A cura dell’avv. Roberto Ventrella

STUDIO LEGALE

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