Recensioni anonime sul web, è possibile vincere questa sfida??

 

downloadGentile avvocato, sono titolare di una struttura ricettiva e, da mesi ormai, continuo a dovermi scontrare con un sito specializzato in recensioni su alberghi e ristoranti, all’interno del quale ho trovato recensioni negative sulla mia struttura di persone che ritengo non abbiano   mai soggiornato nella stessa.

Di più, taluni di questi commenti sono realmente lesivi della mia reputazione professionale.

Avevo avuto modo di leggere un po’ di tempo fa della possibilità di avviare un’azione collettiva, da parte di strutture come la mia che avessero avuto il medesimo problema.

Ritiene questa strada percorribile? Altrimenti quali strumenti posso avere per tutelare la mia attività??

 

La domanda posta merita una risposta approfondita e quanto più esaustiva.

Il problema, infatti, è di quelli che ha coinvolto moltissime strutture creando a talune di queste non pochi problemi non solo d’immagine ma, anche, di ritorno economico.

Partiamo da una premessa.

Quella che viene definita nella domanda azione collettiva o “class action” non è, ad oggi, esperibile.

Infatti il legislatore ha, prima nel 2008 e, successivamente, nel 2012 indicato come soggetti che possano dar vita a tale tipologia di azioni giudiziarie esclusivamente i consumatori o gli utenti, categorie queste tra i quali non possono farsi annoverare i titolari delle aziende ricettive “vittime” di recensioni, pur dannose.

Vi è, invece, una via che, anche a parere di chi scrive, sarebbe la più confacente ovverosia la proposizione di ricorso all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per pratiche commerciali scorrette.

Tale soluzione, però, incontra dei limiti pratici, in primo luogo con riferimento al fatto che tale tipo di azioni necessita di un alto numero di aderenti.

Si tratta infatti di strumenti di tutela che, anche in funzione della particolare natura sanzionatoria dei comportamenti contrari al libero mercato, basano la loro “forza” sul numero degli aderenti a tali azioni.

Epperò, non sempre risulta agevole aggregare numeri considerevoli di strutture magari dislocate in diverse località e che, magari, sono portatrici ciascuna di problematiche non sempre identiche.

Occorre, allora, pensare a soluzioni che possano dare una più immediata soddisfazione laddove la singola struttura venga ad essere oggetto di commenti lesivi, distinguendo, in primo luogo i commenti diffamatori da quelli non veritieri, che producano un’immagine negativa.

Nel primo caso ben si potrà addivenire a sporgere querela per diffamazione nei confronti dell’autore della recensione.

Senonché, molto spesso capita di trovarsi di fronte a commenti postati da soggetti in maniera anonima, trincerandosi, cioè, dietro un username.

In questi casi la via della querela per diffamazione, pur sempre perseguibile, incontra maggiori ostacoli, il primo dei quali derivante dal fatto che la stessa dovrà essere necessariamente sporta nei confronti di ignoti.

Spetterà poi agli organi della Polizia postale, riuscire a risalire, materialmente agli autori, cosa questa non sempre facile.

Laddove, invece, ci si trovi di fronte a recensioni pur non veritiere ma che non abbaino carattere diffamatorio, anche per esperienza professionale diretta, ritengo che la soluzione che meglio possa riuscire a soddisfare l’esigenza di vedere in primo luogo cancellato quel commento, sia un formale diffida legale da inoltrarsi al gestore del sito dove i commenti siano stati postati.

Susseguenti azioni, magari di richiesta di risarcimento dei danni patiti dal permanere per un dato tempo on line di quei commenti appaiono, al contrario, attualmente di difficile fattibilità.

In primo luogo perché molto spesso, i siti hanno previsto espressamente nel proprio regolamento di non fornire mai, a terzi, gli indirizzi email dei recensori, fatta eccezione solo per i propri partner commerciali.

In più, in ragione del fatto che nelle “condizioni d’uso” di tali siti è inoltre d’uso declinare sostanzialmente ogni responsabilità per i commenti di terzi.

In ultimo, occorre evidenziare che anche laddove si riuscisse a bypassare i due ostacoli sopraccitati il nostro ordinamento al fine di vedere riconosciuta tale tipologia di danno prevede che si dimostri non soltanto l’avvenuta effettiva lesione della reputazione professionale del soggetto, ma anche che la stessa abbia provocato una perdita patrimoniale oppure un danno non patrimoniale, ovverosia un danno morale.

A cura dell’avv. Luca Bellezza

STUDIO LEGALE

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